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About Martina

29 anni, un vecchio amore per la lettura, un nuovo amore per la scrittura e una passione per il cibo e la cucina. Amo lavorare con le parole, giocarci, costruire e dare voce alle storie, storie di persone, storie di aziende.

Cosa si intende quando si parla di trasformazione digitale? Tante e diverse cose, i cui contorni non sono ancora ben definiti, potremmo dire. Ma prima di addentrarci nell’esame approfondito di questo tema, che oggi con questo post vogliamo provare a spiegarvi un po’ meglio, possiamo cominciare dicendo, innanzitutto, che la trasformazione digitale è un cambiamento della cultura aziendale e del modo di concepire il funzionamento dell’organizzazione. Non una semplice opportunità e una sfida alla quale sono chiamate le imprese, ma un imperativo per ogni realtà aziendale, grande, media e piccola che sia. Perché la trasformazione digitale non può più essere un’opzione.

La verità è che viviamo, subiamo e siamo inevitabilmente protagonisti dei continui e repentini mutamenti di un’epoca che viene considerata, ormai da tutti, come la quarta rivoluzione industriale.

L’interconnessione di persone, organizzazione, processi e oggetti sta infatti cambiando il modo di vivere delle persone, e di fare business, aprendo sempre più nuovi scenari. Per avere un’idea di quanto profondo sia il cambiamento, basti pensare che oltre due miliardi di persone possiedono oggi un sofisticato dispositivo mobile, che 2,5 miliardi di utenti saranno connessi tramite social network entro il 2020, e che ci saranno circa 75 miliardi di dispositivi intelligenti collegati nei prossimi cinque anni. Sono queste le basi della Digital Economy.

Trasformazione digitale: una definizione

La trasformazione digitale è quel processo che consiste nell’utilizzare le tecnologie digitali, i nuovi media e canali di comunicazione per innovare e trasformare i processi di business, incrementando così la competitività delle imprese e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.
Un radicale cambiamento che impatta l’intera organizzazione e che può essere affrontato soltanto attraverso un solido approccio, un metodo rigoroso e adeguati strumenti applicativi, con una strategia, a breve e lungo termine, fatta di piccole tappe intermedie per raggiungere la piena digitalizzazione dell’azienda senza inciampi.

La trasformazione digitale non ha solo a che fare con l’innovazione tecnologica nelle imprese; si spinge oltre: tocca i processi produttivi e gestionali, tocca la filosofia aziendale e il tessuto umano dell’impresa.

Per rendersi conto dell’impatto che la tecnologia ha sul nostro modo di lavorare basta dare un’occhiata negli uffici. Lavagne interattive, sistemi per la Unified Communication basati sul cloud e dispositivi mobile sono alcuni degli esempi della rivoluzione in atto. Ma è solo l’inizio. Da alcuni studi appare chiaro che realtà virtuale, machine learning, deep learning (tecnica di apprendimento automatico che insegna ai computer a svolgere un’attività naturale per l’uomo) e realtà aumentata saranno gli ambiti centrali per i prossimi 2-5 anni. Queste tecnologie miglioreranno la produttività, aiutando i dipendenti a lavorare in modo più veloce e smart.

Tra gli elementi o, più precisamente, gli ambiti tecnologici, che abilitano la trasformazione digitale nelle aziende, c’è indubbiamente l’automazione – la tecnologia che usa sistemi di controllo per gestire macchine e processi, riducendo la necessità dell’intervento umano –, che porta velocità, efficienza e riduzione degli errori. Così come la virtualizzazione, l’informatizzazione e la dematerializzazione, ovvero la realizzazione di qualsiasi documento esclusivamente o, prima di tutto, in un adeguato formato digitale, fruibile con mezzi informatici, finalizzata alla distruzione della materialità cartacea.

La centralità del capitale umano, nonostante tutto

I risultati in Italia sono indubbiamente positivi in termini di investimenti, ma non ancora soddisfacenti. Le medie e grandi aziende possono pensare ad investimenti su vasta scala, abbinati anche al lancio di nuove produzioni, mentre le piccole non sempre vedono la necessità di investire a livello di macchinari innovativi, per produzioni abbastanza tradizionali.

Tutte le imprese, però, in un modo o in un altro, si sono interrogate su come poter investire in questo filone per rilanciarsi. Il quadro che ne emerge è abbastanza interessante. In primo luogo aumenta la consapevolezza che gli investimenti in tecnologia da soli non bastano a rendere sostenibile il processo di innovazione. Questi devono essere accompagnati da una riorganizzazione aziendale e dalla creazione di figure professionali in grado di gestire i nuovi processi.
In altre parole, l’investimento in capitale umano e nella sua riqualificazione diventa uno strumento fondamentale per la promozione di una cultura 4.0 in grado di rendere duraturi i benefici.

capitale umano

Il capitale umano rimarrà la principale risorsa per affrontare la sfida alla digitalizzazione, a tutti i livelli.
Lo ha evidenziato il report “Executive Trends 2017” prodotto da Page Executive, divisione boutique di PageGroup, società specializzata nella ricerca e selezione di top manager. Secondo gli esperti della società di recruitment, sarà sempre il fattore umano la risorsa cruciale per raccogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.
La centralità del fattore umano è confermata dal World Economic Forum, che sottolinea che, entro il 2020, un terzo delle abilità richieste ai dipendenti includerà competenze al giorno d’oggi non considerate cruciali per il ruolo svolto.

Nell’era dell’Industria 4.0, alle aziende non è più richiesta semplicemente la capacità di gestire e investire nelle infrastrutture tecnologiche, o di guidare e anticipare il cambiamento, ma di valorizzare il fattore umano prima della tecnologia. Perché un’impresa può definirsi ricca, vitale e competitiva anche e soprattutto quando dispone di un elevato capitale intellettuale. Oggi come ieri.

Negli anni Sessanta, Theodore Schultz, vincitore del premio Nobel per l’economia, fu il primo a considerare l’istruzione come una forma di investimento, introducendo il concetto di capitale umano.
Il suo interesse per il capitale umano era associato allo sforzo di comprendere le ragioni della crescita economica. Schultz considerava l’istruzione un’importante fonte di crescita economica, perché responsabile dell’aumento della produttività e dei guadagni futuri delle persone.
I tempi sono cambiati, ma le risorse umane, con il loro impegno, la motivazione, la capacità di innovare, le competenze, il patrimonio di relazioni che sanno instaurare con il mercato e i clienti, rimangono assolutamente fondamentali e determinano il valore di un’azienda, così come la sua capacità di competere sul mercato.

Per dirla con le parole dell’analista Brian Solis, la digital transformation riguarda tanto la tecnologia quanto le persone.

 

 

 

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Startup Go è il primo di un percorso formativo di tre eventi di formazione e consulenza rivolti alle famiglie che desiderano avviare un’attività imprenditoriale.

Racconta Elena Giannopolo, fondatore di Consilio Network “Dalla nostra collaborazione con Family Days, Associazione di promozione culturale per le famiglie, nasce “Family In Business”, un programma di riqualificazione professionale per quelle mamme e quei papà che con l’arrivo di uno o più figli hanno messo la carriera da parte ed ora vogliono avviare una propria attività imprenditoriale. Il percorso Go di FamilyinBusiness nei suoi due successivi eventi “Online Go” e “Marketing Go”  è pensato anche per le famiglie che hanno già una propria attività professionale o imprenditoriale: altissima formazione e consulenza a portata di famiglia.

Ecco il video in cui Elena Giannopolo, fondatrice di Consilio Network ne parla, insieme a Giada Garzone, Marina Casella e Sara Rampone. socie di Family Days Aps.

Sicuramente un’esperienza intensa, bella, anzi bellissima, ma allo stesso tempo anche difficile e complicata, quella che vivono tutti giorni coloro i quali hanno deciso di mettere al mondo dei figli e di costruire una famiglia. La genitorialità è un cammino, un cammino lungo e faticoso fatto di varie fasi, dalla nascita del bambino, alla sua prima infanzia fino agli anni dell’adolescenza e poi della vita adulta. E in ognuna di queste fasi, ai genitori viene chiesto massimo impegno e immensa dedizione che, il più delle volte, significano totale abnegazione.

In questo cammino, però, può accadere ad un certo punto che si senta il bisogno di riprendersi una piccola fetta di quello spazio che si aveva prima, di reinventarsi e di riqualificare le proprie competenze professionali, magari lanciandosi in un percorso di autoimprenditorialità o facendo fare un salto di qualità alla propria attività professionale.


Ma come aprire un’attività propria? Che cosa serve per avviare una startup? Quali sono gli elementi da tenere in considerazione e i primi passi da muovere?

La risposta è Startup Go: Dalla tua idea imprenditoriale a un’attività di successo, un evento pensato per rispondere a queste e ad altre domande. Noi di Consilio Network ci mettiamo la faccia, il cuore e tutte le nostre competenze, affiancati da Family Days, che ci guida in quelle che sa essere le nuove esigenze professionali di un genitore.
Family Days è un portale nato nel maggio 2015, pensato per le famiglie dell’hinterland Est di Milano; un collettore di tutte le informazioni che ruotano intorno al mondo del bambino e agli eventi e appuntamenti legati all’infanzia.

Ma ora, come afferma Marina Casella, una delle fondatrici del progetto e addetta alla comunicazione, Family Days aspira a diventare un vero e proprio punto di riferimento per le famiglie, non solo per le attività ludiche, ma anche per tutto quanto concerne la crescita professionale.

È così che Family Days si trasforma, insieme al prezioso supporto di Elena Giannopolo e di Consilio, in Family in BusinessFAMILY IN BUSINESS

“Abbiamo colto questa esigenza di riqualificazione professionale da parte delle famiglie e, soprattutto delle mamme, attraverso un sondaggio che abbiamo voluto sottoporre a tutti gli iscritti alla nostra newsletter. Volevamo capire meglio il grado di soddisfazione della nostra community e su quali nuove attività puntare per rispondere alle sue esigenze. Con stupore ci siamo accorte che le mamme, il nostro maggior universo, ci chiedevano di frequentare corsi per migliorare o acquisire nuove competenze professionali, ma soprattutto per trasformare la loro idea in impresa”, ha affermato così Giada Garzone, altro volto di Family Days.

Nasce così, da questo sodalizio tutto al femminile e tutto fra mamme perché anche Elena è mamma di due bambini.

Startup Go è il primo evento dedicato alla formazione per le famiglie, per tutti quei genitori che hanno dovuto e voluto mettere da parte la propria carriera e  che ora desiderano rimettersi in gioco e intraprendere una nuova sfida come imprenditori di se stessi.


Startup Go sarà il primo di un Percorso formativo costituito da tre mini eventi che mixano formazione, consulenza, intrattenimento e laboratori pratici, al fine di fornire tutti gli strumenti necessari per poter avviare la propria attività imprenditoriale.

All’evento si parlerà di imprenditorialità con la Dott.ssa Elena Giannopolo, Mentor e Advisor di Startup, e di regimi e tipologie di impresa con il Dott. Marco Parnaso, commercialista tributario. Ma non è finita qui! Ci saranno, infatti, tre momenti speciali che rendono Startup go un evento assolutamente imperdibile: un workshop per affrontare l’argomento dal punto di vista pratico, un momento di networking per conoscersi meglio e un aperitivo di chiusura e poi tante testimonianze di persone che ce l’hanno fatto e ci racconteranno come.

La quota lancio per partecipare al primo evento di Family in Business, ormai già alla sua seconda edizione, è di 40 euro

L’appuntamento con Startup Go: Dalla tua idea imprenditoriale a un’attività di successo è il 19 aprile 2018, dalle h.18 alle h.21 in Via Cerva 20 a Milano. Vi consigliamo di non mancare per nessun motivo al mondo! Iscrivetevi subito. I posti sono in esaurimento!

STARTUP GO: IL PROGRAMMA

* Formazione su come avviare l’idea e renderla un progetto imprenditoriale vincente con la D.ssa Elena Giannopolo (Mentor e Advisor di Startup)

* Intervento sulle tipologie di impresa e i consigli per un’impresa in startup con il Dott. Marco Parnaso (Dottore Commercialista)

* Testimonianza di un caso di successo. Una mamma imprenditrice di successo grazie al cibo e alla sharing economy, il suo caso è raccontato anche sui giornali!

* Testimonianze di Startup: il caso di un papà, in bilico tra un lavoro dipendente e la sua neonata startup

* Workshop: Passiamo dall’idea al Progetto Imprenditoriale. Suddivisione in gruppi di lavoro e co-creazione della propria Startup

* Networking: per conoscersi meglio

* Aperitivo: incluso nel prezzo

Per restare aggiornati, seguite IL NOSTRO CALENDARIO EVENTI oppure seguiteci su Facebook nella nostra nuova pagina Family In Business, ci trovate anche come Spunti per il Business oppure su Family Days il sito e la pagina facebook.

Volete capire come mai a poco più di 3 mesi dal lancio, siamo già alla seconda edizione del percorso Go. Leggetelo qui

 

IL PERCORSO GO DI FAMILY IN BUSINESS, ECCO I PROSSIMI EVENTI:

STARTUP GO: DALLA TUA IDEA A UN’ATTIVITA’ DI SUCCESSO

STARTUP GO: DALLA TUA IDEA A UN’ATTIVITA’ DI SUCCESSO

Il Percorso Go:

  1. Startup Go: Dalla tua idea imprenditoriale a un’attività di successo

  2. Online Go: Come promuovere la tua attività online

  3. Marketing Go: Il marketing che ti serve per acquisire clienti!

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Con l’espressione Business Writing ci si riferisce a un mondo vasto e complesso, quello della scrittura professionale, cioè la scrittura che si usa nell’ambito lavorativo. Dal sito web alla brochure, dall’email alla newsletter, dal comunicato stampa al white paper fino ai post sui social network: il business writing svolge oggi un ruolo preminente e decisivo nell’attività di ogni impresa, piccola o grande che sia. In altre parole, contribuisce a muovere l’impresa. Il successo e la credibilità passano, infatti, anche e soprattutto attraverso le parole che scegliamo per raccontare chi siamo e che cosa facciamo.

Le parole sono importantissime, e lo sono perché stanno alla base delle relazioni umane. Quelle scritte, poi, sono il mezzo con il quale ogni giorno comunichiamo al lavoro e per lavoro. Con le parole cerchiamo di ottenere nuovi lavori, di convincere e convertire potenziali clienti, descriviamo i prodotti che vendiamo, la nostra storia, rispondiamo ai reclami di clienti arrabbiati, condividiamo informazioni importanti con i colleghi.

Con la rivoluzione che la nascita e lo sviluppo sempre più massiccio che i social media hanno sancito, la scrittura è diventata ancora più centrale: si scrive, infatti, continuamente, su molte piattaforme, a centinaia o migliaia di persone. Quello che emerge è che la civiltà dell’immagine e della multimedialità è sempre più la civiltà della scrittura. Siamo una text generation, che lavora e comunica soprattutto leggendo e scrivendo.

Perché una buona scrittura d’impresa può contribuire ad una migliore reputazione?

Usare le parole giuste permette di accrescere la propria capacità di essere differenti, di emergere dalla mediocrità e far sentire la propria voce in un mercato sempre più affollato e saturo. Avere la capacità di non essere indifferenti: è questo che significa fare impresa. Se aspirate a essere unici e diversi dalla concorrenza, potete farlo a partire proprio dal modo in cui comunicate con il mondo esterno.

Scrivere male, o in modo impreciso, significa mascherare le energie migliori, quelle che impiegate ogni giorno per perfezionare prodotti e servizi. Oltre al fatto che, in questo modo, restituite un’immagine di voi stessi che non corrisponde alla realtà, alla vostra vera identità.

Citando le parole di Luisa Carrada, una delle figure più autorevoli del nostro Paese quando si parla di business writing, “un messaggio con refusi ed errori parla di trascuratezza e poca serietà: una lettera in più o meno fa la differenza quando presentiamo l’accuratezza dei nostri servizi e chiediamo fiducia”.

Ecco le 5 caratteristiche fondamentali che una buona scrittura deve avere affinché il business writing ci aiuti a migliorare e potenziare la nostra immagine aziendale:

[Al termine di questo articolo potete scaricare la Guida Completa al Business Writing, per approfondire un argomento sempre più importante, quello delle parole che utilizzate per comunicare la vostra attività!]

1. Efficacia

Chiedetevi qual è lo scopo di quello che scrivete o che intendete scrivere, quali sono le informazioni che volete comunicare, cosa volete che i vostri clienti sappiano di voi e quali azioni volete che compiano. Le parole che usate devono affrontare una grande sfida: comunicare la vostra personalità. Ecco perché nell’ambito del business writing si parla di efficacia. I contenuti devono stare in parole e linguaggi adeguati, a seconda delle circostanze e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Pensate al senso delle parole, al loro significato e al loro peso, perché solo così potrete creare una reale connessione con i vostri clienti e lettori, esprimere il vostro valore, incoraggiare clienti, fornitori, dipendenti e investitori a creare insieme a voi nuove soluzioni, a personalizzare le idee.

Quando non sono svuotate di senso, le parole diventano il ponte necessario per arrivare all’identità profonda delle persone e delle organizzazioni.

2. Leggerezza e concretezza

La leggerezza è un valore, diceva Calvino. Togliere peso, sottrarre parole, arrivare fino al nucleo per rendere il pensiero essenziale. Ma, come scrive la psicanalista ed economista Corinne Maier nel suo bestseller Buongiorno Pigrizia, “l’impresa complica ciò che può essere semplice”. Nulla di più vero. Le aziende, infatti, ricorrono di norma a parole ed espressioni che nella comunicazione quotidiana tra persone non usiamo mai. Il buon senso e gli studiosi della lingua ci invitano a preferire parole semplici e quotidiane, quelle che si riferiscono alla nostra esperienza. E, di conseguenza, ad evitare i giri di parole e a mettere da parte i termini tecnici e amministrativi, che stordiscono e allontanano i lettori.

Quando scriviamo dovremmo ambire a raggiungere quella leggerezza che Italo Calvino ha definito come “precisione e determinazione, non come abbandono al caso”.

3. Originalità e Ospitalità

Il business writing non può più percorrere strade già battute e perfettamente note in ogni minimo dettaglio. Questo atteggiamento non fa altro che ostacolare la creatività, l’originalità e l’ospitalità che servono a farci spazio tra la concorrenza. Creiamo originalità e ospitalità solo se abbandoniamo il linguaggio omologato (es. burocratese, assicuratese, banchese, informatichese), quel linguaggio di cui continua a servirsi la scrittura d’impresa, quello che si serve di parole vuote, parole di gomma che formano delle barriere tra noi e i nostri lettori. Perché la vera ospitalità non è la standardizzazione, ma la personalizzazione.

Questo è, naturalmente, solo il punto di partenza, le regole di base da cui partire per migliorare la qualità e lo stile del proprio business writing. Il linguaggio è un elemento fondamentale, distintivo di un’impresa: contiene in sé le informazioni indispensabili per il suo sviluppo e la sua sopravvivenza.

Come scrive Annamaria Testa, pubblicitaria ed esperta di comunicazione, “oggi la comunicazione viene considerata una funzione strategica dalla maggioranza delle organizzazioni che interagiscono nel nostro sistema sociale. Le identifica, le legittima, permette loro di guadagnarsi consenso e di operare per conseguire gli obiettivi che hanno tutti i sistemi: sopravvivere, proteggersi, procurarsi risorse, espandersi”.

E voi, siete dello stesso parere? Scrivete e comunicate in maniera efficace? Se avete voglia raccontatecelo.

Qui sotto potete scaricare la Guida Completa al Business Writing

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