Cosa intendiamo quando parliamo di trasformazione digitale

Date: 12.11.2018 | Martina">Martina | PMI, Sviluppo aziendale, Web

Cosa si intende quando si parla di trasformazione digitale? Tante e diverse cose, i cui contorni non sono ancora ben definiti, potremmo dire. Ma prima di addentrarci nell’esame approfondito di questo tema, che oggi con questo post vogliamo provare a spiegarvi un po’ meglio, possiamo cominciare dicendo, innanzitutto, che la trasformazione digitale è un cambiamento della cultura aziendale e del modo di concepire il funzionamento dell’organizzazione. Non una semplice opportunità e una sfida alla quale sono chiamate le imprese, ma un imperativo per ogni realtà aziendale, grande, media e piccola che sia. Perché la trasformazione digitale non può più essere un’opzione.

La verità è che viviamo, subiamo e siamo inevitabilmente protagonisti dei continui e repentini mutamenti di un’epoca che viene considerata, ormai da tutti, come la quarta rivoluzione industriale.

L’interconnessione di persone, organizzazione, processi e oggetti sta infatti cambiando il modo di vivere delle persone, e di fare business, aprendo sempre più nuovi scenari. Per avere un’idea di quanto profondo sia il cambiamento, basti pensare che oltre due miliardi di persone possiedono oggi un sofisticato dispositivo mobile, che 2,5 miliardi di utenti saranno connessi tramite social network entro il 2020, e che ci saranno circa 75 miliardi di dispositivi intelligenti collegati nei prossimi cinque anni. Sono queste le basi della Digital Economy.

Trasformazione digitale: una definizione

La trasformazione digitale è quel processo che consiste nell’utilizzare le tecnologie digitali, i nuovi media e canali di comunicazione per innovare e trasformare i processi di business, incrementando così la competitività delle imprese e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.
Un radicale cambiamento che impatta l’intera organizzazione e che può essere affrontato soltanto attraverso un solido approccio, un metodo rigoroso e adeguati strumenti applicativi, con una strategia, a breve e lungo termine, fatta di piccole tappe intermedie per raggiungere la piena digitalizzazione dell’azienda senza inciampi.

La trasformazione digitale non ha solo a che fare con l’innovazione tecnologica nelle imprese; si spinge oltre: tocca i processi produttivi e gestionali, tocca la filosofia aziendale e il tessuto umano dell’impresa.

Per rendersi conto dell’impatto che la tecnologia ha sul nostro modo di lavorare basta dare un’occhiata negli uffici. Lavagne interattive, sistemi per la Unified Communication basati sul cloud e dispositivi mobile sono alcuni degli esempi della rivoluzione in atto. Ma è solo l’inizio. Da alcuni studi appare chiaro che realtà virtuale, machine learning, deep learning (tecnica di apprendimento automatico che insegna ai computer a svolgere un’attività naturale per l’uomo) e realtà aumentata saranno gli ambiti centrali per i prossimi 2-5 anni. Queste tecnologie miglioreranno la produttività, aiutando i dipendenti a lavorare in modo più veloce e smart.

Tra gli elementi o, più precisamente, gli ambiti tecnologici, che abilitano la trasformazione digitale nelle aziende, c’è indubbiamente l’automazione – la tecnologia che usa sistemi di controllo per gestire macchine e processi, riducendo la necessità dell’intervento umano –, che porta velocità, efficienza e riduzione degli errori. Così come la virtualizzazione, l’informatizzazione e la dematerializzazione, ovvero la realizzazione di qualsiasi documento esclusivamente o, prima di tutto, in un adeguato formato digitale, fruibile con mezzi informatici, finalizzata alla distruzione della materialità cartacea.

La centralità del capitale umano, nonostante tutto

I risultati in Italia sono indubbiamente positivi in termini di investimenti, ma non ancora soddisfacenti. Le medie e grandi aziende possono pensare ad investimenti su vasta scala, abbinati anche al lancio di nuove produzioni, mentre le piccole non sempre vedono la necessità di investire a livello di macchinari innovativi, per produzioni abbastanza tradizionali.

Tutte le imprese, però, in un modo o in un altro, si sono interrogate su come poter investire in questo filone per rilanciarsi. Il quadro che ne emerge è abbastanza interessante. In primo luogo aumenta la consapevolezza che gli investimenti in tecnologia da soli non bastano a rendere sostenibile il processo di innovazione. Questi devono essere accompagnati da una riorganizzazione aziendale e dalla creazione di figure professionali in grado di gestire i nuovi processi.
In altre parole, l’investimento in capitale umano e nella sua riqualificazione diventa uno strumento fondamentale per la promozione di una cultura 4.0 in grado di rendere duraturi i benefici.

capitale umano

Il capitale umano rimarrà la principale risorsa per affrontare la sfida alla digitalizzazione, a tutti i livelli.
Lo ha evidenziato il report “Executive Trends 2017” prodotto da Page Executive, divisione boutique di PageGroup, società specializzata nella ricerca e selezione di top manager. Secondo gli esperti della società di recruitment, sarà sempre il fattore umano la risorsa cruciale per raccogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.
La centralità del fattore umano è confermata dal World Economic Forum, che sottolinea che, entro il 2020, un terzo delle abilità richieste ai dipendenti includerà competenze al giorno d’oggi non considerate cruciali per il ruolo svolto.

Nell’era dell’Industria 4.0, alle aziende non è più richiesta semplicemente la capacità di gestire e investire nelle infrastrutture tecnologiche, o di guidare e anticipare il cambiamento, ma di valorizzare il fattore umano prima della tecnologia. Perché un’impresa può definirsi ricca, vitale e competitiva anche e soprattutto quando dispone di un elevato capitale intellettuale. Oggi come ieri.

Negli anni Sessanta, Theodore Schultz, vincitore del premio Nobel per l’economia, fu il primo a considerare l’istruzione come una forma di investimento, introducendo il concetto di capitale umano.
Il suo interesse per il capitale umano era associato allo sforzo di comprendere le ragioni della crescita economica. Schultz considerava l’istruzione un’importante fonte di crescita economica, perché responsabile dell’aumento della produttività e dei guadagni futuri delle persone.
I tempi sono cambiati, ma le risorse umane, con il loro impegno, la motivazione, la capacità di innovare, le competenze, il patrimonio di relazioni che sanno instaurare con il mercato e i clienti, rimangono assolutamente fondamentali e determinano il valore di un’azienda, così come la sua capacità di competere sul mercato.

Per dirla con le parole dell’analista Brian Solis, la digital transformation riguarda tanto la tecnologia quanto le persone.

 

 

 

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About Martina Redazione Consilio

29 anni, un vecchio amore per la lettura, un nuovo amore per la scrittura e una passione per il cibo e la cucina. Amo lavorare con le parole, giocarci, costruire e dare voce alle storie, storie di persone, storie di aziende.

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